Wednesday, 9 February 2011

Ecco cosa mi fanno mangiare a merenda...

Una (buona) usanza del mio team é quella di portare dei dolciumi a lavoro e di condividerli con tutti i membri del dipartimento di animazione. Appena portata la prelibatezza mandiamo una mail a tutti gli animatori dicendo che il tot cibo si trova su un tavolo il cui nome é la fusione dei nomi e/o cognomi delle due persone alle sue estremitá.
Ad esempio se io metto qualcosa sulla cassettiera fra me e James, scrivo: "C'é una torta sul Jimkie!" (Jim+Frankie) oppure "ciambelle sullo Sternanson!" (Sternativo+Stevenson) e cosí via.

Qualche giorno fa mi portano questo:
Appena vedo la scatola sbotto a ridere :D Per poi scoprire che Dick, non é solo quello che tutti pensano....ma é anche il diminutivo di Richard.
Ora...io dico... ok per un diminutivo...ma chiamare cosí una merendina mi sembra un po' esagerato no? :D

Tuesday, 8 February 2011

Il mio grosso, grasso matrimonio...zingaro

L'alto livello culturale e qualitativo della televisione in Italia mi ha portato quasi ad odiarla. Da bambina ho trascorso pomeriggi interi in compagnia della tivvù ma al tempo era ancora abbastanza guardabile ora come ben sappiamo è diventata un vero schifo.

La televisione inglese, per quanto ho potuto vedere, è un pò meglio, più che altro meno sessista (meno volgare per intenderci), meno chiassosa e fortunatamente non fa scuola. La maggior parte dei programmi spazia tra cucina (che poi non viene messa in pratica), aste, talk show alla Maria De Filippi (ma un pò più violenti), arredamento e documentari.
Ora i documentari sono molto vari da Superskinny vs Supersize (supermagro vs superobeso) ai classici di storia e animali. Ora noi non abbiamo la televisione, o meglio abbiamo l'oggetto in sè ma non paghiamo il canone e se qui non paghi il canone il segnale proprio non ti arriva, ma dai discorsi dei miei colleghi mi incuriosiva un documentario in particolare: My big fat gipsy wedding.



Fermo restando che non ci sono molti gipsy/zingari in Inghilterra o almeno non più che da noi, il programma si basa su una parte della vita di questa comunità: la celebrazione delle feste primo fra tutti il matrimonio.
La cosa assurda è il contrasto che c'è tra il loro stile di vita "feriale" e quello "festivo". 
Adesso io questa cosa non l'ho mai vista tra gli zingari che ci sono da noi quindi presumo appartengano ad un'etnia diversa.
Più che spiegarlo bisogna vederlo vi invito quindi a guardare il promo della serie qui sotto (non serve capire l'inglese anche perchè essendo in parte analfabeti parlano male e ci sono spesso i sottotitoli) e se vi interessa approfondire qui tutta la serie.


Thursday, 3 February 2011

Il rapporto dottore - paziente in Inghilterra

L'idea per questo post mi è venuta mercoledì quando ho fatto una capatina in farmacia.
Per chi non lo sapesse io sono nato e cresciuto circondato da persone che hanno studiato medicina: i miei genitori, mia zia, alcuni loro amici ed i loro colleghi sono tutti persone in gamba che hanno studiato sodo per aiutare noi potenziali ammalati.
Avevi un raffreddore? "Prendi questo 2 volte al giorno dopo i pasti".
Mal di pancia? "Prendi mezza pillola di quest'altro 3 volte al giorno, e se stai proprio male fai 4 ma non di più".
Insomma, l'avete capito, ad ogni sintomo e/o domanda facessi la risposta era sempre pronta e l'aiuto non mancava mai.

Poi sono partito. E sono diventato un pelo ipocondriaco.


Esistono farmacie così in italia?


Qui le farmacie (di solito Boots che è una catena più grande) sono come dei supermercati: reparto raffreddore, reparto diarrea, reparto febbre e così via. Inoltre le medicine inglesi sembrano tutte dei prodotti per spurgare un lavandino intasato:


Con cosa si cura la febbre in Italia? Con la tachipirina!

E come te la curi in Inghilterra? Col Lemsip MAX! 
(dai....sembra quasi un veleno per insetti...)

Ora potrete capire facilmente che se io ho un problema non mi fido dalla scatola, e quindi chiedo sempre al farmacista. La scena più ricorrente è quella che è accaduta anche l'altro giorno....io chiedo un medicinale, la farmacista mi porta al reparto e poi mi fa la fatidica domanda "Che ne pensi di questo medicinale?" io me la guardo e rispondo "E che ne so io? La farmacista è lei! Che mi consiglia di grazia?"
Poi per fortuna si svegliano e ti fanno le domande di rito del tipo "Quali sono i sintomi?" "Da quanto ce l'hai?" eccetera eccetera.

La barzelletta, purtroppo, non si ferma alle sole farmacie, ma si estende anche al medico generico, e questa è la cosa che di solito mi preoccupa di più: la scorsa primavera Alessandra è stata molto male, aveva un fortissimo mal di testa, nausea, e non ci vedeva bene. Insomma era ridotta a tocchetti. Era ormai sera e non sapevamo bene cosa fare, ed io ho fatto una ricerca approfondita su internet (cosa che in teoria non si dovrebbe fare, visto che non posso essere certo della "diagnosi" visto che non ho studiato medicina) e riscontrando tutti i suoi sintomi ho detotto che avesse l'emicrania con l'aura.
Il giorno dopo siamo andati dal dottore insieme, e dopo aver fatto spiegare ad Alessandra i suoi sintomi, il dottore ci dice che era stato un avvelenamento da cibo (a pranzo aveva preso del sushi) e che non ci sarebbe stato problema.
A me però questa cosa puzzava...la diagnosi era stata data con troppa fretta e secondo me ci aveva preso sotto gamba, tant'è che io intervengo inventando il fatto che avevo parlato con i miei (non potevo dire che avevo visto su internet, se no non mi avrebbe nemmeno considerato) e che loro avevano detto che era quel tipo di emicrania, e le ho sottolineato il sintomo della vista con i flash.
Il dottore si ferma, sta zitto e dopo pochi secondi e mi fa: "Ma lo sai che i tuoi genitori hanno ragione?" e ci spiattella tutta una nuova diagnosi.

Purtroppo di scene come queste ne ho viste ormai diverse, il paziente viene analizzato superficialmente, tutti ti dicono che bastano 2 pasticche di paracetamolo e passa tutto, e nel caso il problema persiste per altri 2-3 giorni di ritornare da loro.
Ma io dico: 2-3 giorni? E se poi mi ammalo gravemente perchè tu confondi dei calcoli con un mal di pancia?

Un consiglio? Documentatevi sempre tanto, estenuate di dettagli i vostri dottori e spingeteli a ragionare, o camperete poco in Inghilterra.

Wednesday, 2 February 2011

Guidare in Inghilterra

Era tempo che volevo scrivere questo post per raccontarvi la grande differenza nel modo di guida degli inglesi rispetto agli italiani (o per essere piú precisi ai romani).
A Roma il concetto di guida non é piú quello di prendere un veicolo personale per spostarsi da un luogo A ad un luogo B, e nemmeno quello che una linea retta é la distanza piú breve fra due punti.
Guidare nella mia cittá natale é come prepararsi alla guerra. Anche solo prima di partire ti viene il nervoso perché sai che ci metterai forse lo stesso tempo che impiegheresti andando a piedi, che non troverai parcheggio, che ti taglieranno la strada, che faranno i prepotenti in qualunque momento possibile e mentre ti lamenti ti mandano a fanculo, che invece di fare una via fai un giro dieci volte piú lungo perché cosí risparmi (forse) cinque minuti. Certe volte nemmeno prendi la macchina per poi non stare un ora a cercare parcheggio.

Qui no.

Qui la cosa che piú mi ha scioccato (a Cambridge ovviamente, ma anche a Londra ed altre citta in cui sono stato con la macchina) é l'educazione delle persone:
-sei in una strada trafficata e stai per raggiungere un incrocio? Ti fermi prima dell'incrocio per far passare le macchine che vengono da sinistra.
-rispettando molto i limiti di velocitá
-appena il semaforo diventa verde non si attaccano al clacson (anche perché qui prima che diventi verde si accende il giallo! :D)

Oggi é successa una cosa che mi ha quasi commosso:



questa mattina c'era molto traffico e la milton road era tutta intasata (le macchie nere sono le macchine in coda andando da sinistra verso destra). Come potete notare nella rotonda alcune macchine nere venendo dalla direzione in basso a destra si erano accodate. Le macchine verdi, notando questa cosa si sono fermate.
Come mai vi chiedete? Cosí da far passare me e le macchine rosse! :O
Passando in bicicletta mi sono quasi fermato per stingere la mano alle macchine verdi!!!
Dovrebbero mettere questi esempi nei nostri libri di scuola guida alla voce "educazione".....

Tuesday, 1 February 2011

L'esigenza inglese di non porsi domande



Se c'e' una cosa che ho imparato bene della cultura inglese, e devo dire mi spiace anche, e' quanto loro poco combattano per le cose che vogliono. In generale si lamentano abbastanza dietro le quinte ma poi lasciano andare le cose come stanno. La definizione piu' giusta che riesco a trovare e' non si pongono e non pongono domande.

Questo aspetto e' venuto fuori svariate volte sul lavoro. Come ben sapete in ogni azienda si trova personale che non lavora e si copre dietro il lavoro degli altri, non piace a nessuno ma c'e' e in qualunque posto del mondo andrete ne troverete sempre. 
Purtroppo qui in Inghilterra c'e' l'aggravante che le aziende sono viste come sorta di grande famiglia e spesso chiudono un occhio e non mandano o richiamano queste persone con la conseguenza che il lavoro per loro lo deve fare qualcun'altro. Fin qui non racconto nulla di nuovo.

Recentemente e' accaduto un episodio che mi ha fatto letteralmente cascare le braccia. Premetto che da noi esistono quattro reparti ben differenti che si occupano di design e layout. Il nostro che si chiama Art Studio composto da grafici che creano il design, Editorial composto da persone che impaginano due riviste senza l'uso di particolare creativita' e fanno solo quello e Prepress che io definirei persone che sanno usare un software (Quark Xpress) e che lavorano solo secondo precise istruzioni del cliente senza metterci creativita' (che tra l'altro non hanno non essendo grafici) ed infine Production anche qui persone che sanno (sapere e' un parolone) usare un software che gli permettere di preparare il quotidiano e le riviste per la stampa la cosidetta imposition.

Succede che ogni mese in media mandiamo in stampa una rivista, che va direttamente nelle mani di Production. Il loro compito e' semplice e ogni volta toppano. Pochi giorni fa ci richiedono di modificare una cosa nel layout delle pagine di tutte le riviste (per chi ne capisce lo smargino), per tagliare corto un lavoro non lungo ma nel caso di una delle riviste si. In realta' il cambiamento non porta beneficio a nessuno se non a loro e sarebbe facilmente sviata se sapessero fare bene un lavoro di base semplice. Non ci viene dato un motivo per questo cambiamento ma la cosa che mi ha lasciato senza parole e' stato che solo le riviste curate dal mio reparto saranno afflitte da cio'. Le stesse due riviste, di base uguali, curate dal reparto Editorial no. La motivazione? "Perche' loro non sanno quello che fanno voi si"

Detto questo, il mio manager si e' lamentato un pochino ed era un po' annoiato dalla cosa. Io mi sono lamentata e ho chiesto spiegazioni piu' plausibili in risposta ho avuto il silenzio. Cosi' la prossima settimana perderemo tempo a fare una cosa perfettamente inutile che alcuni colleghi non dovranno fare perche' altri lo faranno per loro e quest'ultimi a loro volta hanno chiesto a noi di farlo per facilitargli la vita. Sono un po' confusa. Tutto questo circo perche' qualcuno vuole facilitarsi il lavoro alle spalle di qualcun'altro. 

E se mi chiedo o mi lamento che cosa mi viene detto? "Ah adesso viene fuori il temperamento italiano!" Prego? Gli do atto che siamo un popolo di lamentoni pero' e' anche vero che prendere sempre tutto come viene senza porsi domande non e' la risposta.
Questo e' solo un episodio, capitano di frequente situazioni del genere. Un altro pratico esempio sono stati i mesi passati ad insegnare a Prepress un minimo di grafica per potergli passare i lavori piu' semplici e piccoli che per noi sono una perdita di tempo e ora a distanza di mesi gli stessi lavori ce li ritroviamo sempre noi. Ma nessuno sa perche'....e soprattutto nessuno si preoccupa di sapere perche'.

Monday, 31 January 2011

Sunshine awards


Il nostro piccolo blog ha ricevuto questo premio dal nostro caro amico Luca (grazie!). Come vogliono le regole faccio seguire a queste righe una piccola lista di altri blog che secondo me meritano un'occhiata soprattutto per i contenuti. Non so se trovo 12 blog, non ne leggo molti ma quelli che metto li consiglio caldamente e vi spiego anche perchè.

1. Ho conosciuto Claudia l'anno scorso grazie alla mia "mania"/passione per il makeup e soprattutto per i tutorial di youtube. Per ora è un'autodidatta ma già la vedo a truccare le modelle di Victoria Secret. La ragazza ha stoffa come si dice e ve ne potete rendere conto visitando il suo blog qui o volendo il suo canale youtube qui.

2. Daniela invece è una brava illustratrice che ho conosciuto grazie ad un'amica in comune e con cui ho vissuto i primi mesi a Londra. Se volete vedere i suoi disegni o semmai chiederle la ricetta del frappuccino Starbucks (ha lavorato un pò lì :)) cliccate qui.

3. Devo essere sincera il blog di Luca è quello che seguo quotidianamente, di solito in pausa pranzo. Non lasciatevi trarre in inganno dall'ossessione  per Paris Hilton, il suo blog copre vari  ed interessanti argomenti scritti tra l'altro molto bene.

4. Matteo come noi ha lasciato il "bel paese" e nel suo blog prova, come noi ma meglio, a raccontare la realta' del vivere all'estero attraverso le cose quotidiane e non. Nel suo caso si tratta della svezia e se della svezia conoscete solo l'ikea date un'occhiata al suo blog qui.

5. Giuliana invece e' una bravissima e molto simpatica makeup artist che vive in California, che purtroppo non ho ancora avuto il piacere di conoscere, per chi non e' "addetto ai lavori" o perlomeno appassionato il suo blog potra' risultare forse noioso ma per chi come me e' malato di makeup e' una risorsa preziosa di consigli e review. Qui il blog e se poi volete fare una "FullGiulyImmersion" potete dare un'occhiata al suo canale youtube che ad oggi conta piu' di 45.000 iscritti.

6. In materia di design se volete farvi due risate vi consiglio di dare un'occhiata a "Your logo makes me barf" che significa "Il tuo logo mi fa vomitare" il quale raccoglie i peggiori loghi mai visti. Sono ben contenti di ricevere materiale quindi potete sbizzarrirvi a mandargli le peggio zozzerie. E' in inglese e lo trovate qui.

7. Alessandro e' un eccellente artista, la sua arte e' diventata nota con giochi come Enslaved e Heavenly Sword, trovate il suo blog qui.

Friday, 28 January 2011

Business Networking


Nel tardo pomeriggio di ieri ho partecipato ad un evento chiamato "networking" organizzato dalla rivita di business di cui curo la grafica.
Non avevo mai neanche sentito parlare di un'evento del genere, non avevo idea se si trattasse di una festa o una conferenza. Facendo un pò di ricerche scopro che si tratta di un evento creato per far si che la gente si scambi contatti ovviamente per fini professionali. 
Pensavo sarebbe stato noioso, un mucchio di gente incravattata con cui non avevo nulla in comune, invece è stato piacevole. Appena la gente sapeva che eravamo i designer della rivista ci faceva i complimenti e devo dire è stato piacevole vedere tutte quelle persone lì per la rivista, rivista su cui pochi puntavano alla nascita e che ora dopo due anni è ancora qui e non solo diventa bimestrale invece che trimestrale. 
A livello di designer è una bella soddisfazione, spesso nelle aziende vieni considerato come un bel computer che produce idee/layout e che una volta che non serve più viene rimesso nella sua bella scatola. Come già detto nel post precedente alcuni ci considerano così ma per fortuna non ci sono solo persone così e ogni tanto qualche soddisfazione ce l'abbiamo anche noi.

Tuesday, 18 January 2011

2010 INML East Annual Bash and Staff Awards

Recentemente ho partecipato all'annuale serata di gala dell'azienda che quest'anno si e' tenuta al Murray Edwards College. Nello specifico si tratta di una premiazione che coinvolge tutto lo staff compresa la tipografia e tutti gli uffici satellite sparsi per il Cambridgeshire.

Devo dire che c'e' stata grande agitazione in ufficio (neanche fosse la serata degli oscar), molte colleghe per l'occasione sono andate dal parrucchiere, a farsi le unghie e quest'anno la piu' gettonata era l'abbronzatura spray. Io non ho dato molto peso alla cosa dato che il dress code per l'evento era Smart/Party Dresses (diciamo elegante ma non esagerato) mentre l'anno prima a quanto ne sapevo era Black Tie (che corrisponde al codice piu' elegante), ho indossato un vestito vecchio di due anni ma indossato solamente due o tre volte e non ho comprato nulla di nuovo per l'occasione. Me ne sono quasi pentita appena arrivata quando mi sono ritrovata in mezzo a donne in tacchi vertiginosi, super eleganti. E io accompagnata dai miei stupidi capelli modello spaghetto che hanno tenuto i boccoli giusto il tempo di arrivare e la mia riga di eyeliner nero troppo bassa che non ho avuto il tempo di aggiustare. Perfetto mi sentivo tanto Bridget Jones.

Appena arrivati ci viene offerto un bicchiere di champagne e nel frattempo un mago molto bravo (ha cambiato una carta che era sulla mia mano senza che me ne accorgessi!) intrattiene la folla, a questo tipo di eventi i maghi non mancano mai.
Dopodiche' ci viene offerta una cena abbastanza buona e verso la fine comincia la lunga premiazione. 
Tagliando corto, CB magazine (mensile per giovani di soli 3 mesi a cui lavoro a 4 mani con il mio manager) ha vinto nella categoria "Idea dell'anno" e Cambridge Business come "Title of the Year", la mia collega Emily invece si e' portata a casa il premio come "Designer of the Year".
Per finire la serata e' stata allestita una piccola pista da ballo con musica anni 80/90.

Il team di Cambridge Business (foto sotto) il primo a sinistra è il "mega direttore" © INML East
In primo piano l'ultimo uscito proprio oggi, ne parlai già qui
Con Emily, che mi ucciderà quando scoprirà che ho messo queste foto. © INML East

Il team di CB a cui mancano le più recenti cioè io e un'altra account. © INML East
Ecco CB che conta solo 3 edizioni, la prossima settimana uscirà la 4a. CB sta per Cambridge sono le due lettere che stanno all'inizio di ogni codice postale ed indicano le zone di Cambridge. Purtroppo la foto non rende ma nella parte che voi vedete senza nulla c'è il resto della scritta "Cambridge" trasparente applicata sopra effetto glossy detta Spot Uv Varnish.
Questo a il mio team da sinistra Rachel, Martin ed Emily, manca Jim che non aveva voglia di venire.

Impressioni sulla serata in generale....

Come da classico inglese la maggior parte della gente era alticcia già all'antipasto, soprattutto le donne, alcune di loro hanno dato spettacolo. La mia collega è riuscita a versarsi un intero calice di vino bianco sul vestito nuovo ad un passo dalla Deputy Manager. Ora non ho nulla contro il voler far festa e alzare un pò il gomito, ho bevuto anchio per carità, ma penso che in queste serate dove ci sono i colleghi e i tuoi capi che poi incontrerai ogni giorno a lavoro bisogna porsi un limite per poi non pentirsene i giorni seguenti. Una grafica che lavora al piano di sotto faceva la lasciva con il mio manager che potrebbe essere suo padre, una cosa disgustosa.

Mi ha sconvolto l'atteggiamento della redattrice di CB. Purtroppo per ragioni presumo economiche non potremmo continuare a lavorare su questo magazine che verrà affidato ad una nuova persona. Io e il mio manager, Martin siamo molto scocciati, è una decisione che non ha senso, penalizza noi, la rivista e di conseguenza la società. Tornando alla redattrice, ho lavorato con lei parecchie volte e dopo avermi distrattamente salutato si è rivolta subito alla mia collega dicendole di mandare il cv per la posizione. Io ero ad un passo e sono rimasta basita, ho pensato "questa tizia apprezza così tanto il nostro lavoro che non vede l'ora di darlo in mano ad un'altro, che poi alla rivista non ci ha mai lavorato. E non solo, ha la faccia tosta di sbattermelo in faccia dopo tutto il mazzo ceh ci facciamo ogni mese x fare uscire il prodotto creativo e in tempo" Assurdo, non ci potevo credere! 
Questa persona non mi era piaciuta subito ma poi l'avevo rivalutata e ora mi piace ancora meno.

Friday, 14 January 2011

Finalmente eccoti qua....Parigi

Come gia' detto in un post qua sotto, a fine novembre siamo stati qualche giorno a Parigi. Io c'ero gia' stata almeno 6 anni fa mentre per Francesco era tutto ad vedere.
La cosa era partita come gruppo ma poi chi per un motivo chi per un'altro, hanno rinunciato tutti e ci siamo ritrovati in 2. Un'amica, Fede, ha fatto il viaggio con noi ma poi ha passato la vacanza da un'amica che ha casa a Parigi.
L'eurostar Londra-Parigi è molto comodo e devo dire economico. In poco più di due ore si può passare dall'altra parte della manica, i biglietti partono da 69£ A/R e c'è la possibilità di prenotare direttamente treno+albergo dal sito eurostar che consente uno sconto. 
Siamo riusciti a trovare un'albergo in zona Operà (a due passi dal teatro Folies Bergere) tre stelle ad un prezzo ragionevole prenotando con circa un mesetto di anticipo.


Avendo 3 giorni e mezzo a disposizione ci siamo fatti un piccolo itinerario prima di partire. Il primo giorno e' quello in cui abbiamo visto di più. Siamo partiti dall'Arc de Triomphe, abbiamo percorso a piedi gli Champs Elysee passando poi nei Jardin des Tuileries fino ad arrivare al Musee D'Orsay (bello come lo ricordavo). Dopo una pausa pranzo veloce in un caffe' troppo affollato abbiamo proseguito verso il Jardin de Luxembourg e passeggiando siamo arrivati a Notre-Dame dove abbiamo gustato una buonissima crepe osservando fuori dalla finestra i primi fiocchi di neve della stagione.Ultima tappa della giornata è stato il Louvre in occasione dell'apertura serale che avviene due volte a settimana. 

Il secondo giorno l'abbiamo dedicato completamente a Disneyland, cosa nuova per entrambi.Che dire su questo "nonluogo"... forse abbiamo scelto il periodo o il giorno sbagliato ma l'ho trovato eccessivamente affollato, il che non sarebbe un problema se la struttura fosse adatta a fronteggiare la cosa, ma siccome non è così ci siamo ritrovati a fare code ovunque, ai bagni (troppo pochi), per mangiare (personale troppo lento ed impacciato) e alle giostre (la coda più assurda 70 minuti). 
Francesco ha inoltre preso parte all'animation academy, dove alla fine ha solo imparato a disegnare paperino (peró é stato bravo!)
In linea di massima però è magico quanto me l'aspettavo e apparte il difetto del sovraffollamento e del fatto che non parlano l'inglese quanto dovrebbero è un posto che va visto, meglio se da piccoli.



Il terzo giorno l'abbiamo preso più con calma dato che in lista era rimasto poco. Colazione davanti il Sacre Coeur seguito dall'immancabile quartierino di Montmartre. Dopodichè siamo arrivati a piedi davanti il Moulin Rouge e da qui abbiamo raggiunto in metro la Tour Eiffel. 
Il resto della giornata e quella seguente l'abbiamo dedicato allo shopping anche se con scarso successo.

 

//Commento di Francesco
L'esperienza fatta a Parigi mi ha lasciato abbastanza combattuto. Di solito se visito una cittá per la prima volta, cerco di capire se sia anche un potenziale luogo dove vivere. Per Parigi non so proprio cosa dire.
Da una parte c'é una bellissima città in cui mi sono sentito a casa dopo solo tre giorni, dall'altra ci sono i parigini che non ci hanno proprio accolto a braccia aperte....

Inizio col dire che se vai a Parigi, un minimo di francese lo devi sapere, a loro non interessa se vieni da un altro paese e che parli l'inglese, anzi, le volte che ho esordito con "excuse moi, parlevoux l'anglais?", non so se erano piú infastiditi dal fatto che storpiassi il loro accento con le mie delicate note romane, o che volessi comunicare con un altra lingua.

Un esempio del tipo di accoglienza che abbiamo ricevuto può essere quello che ci è successo la sera che siamo andati da "Cartier", un ristorante segnalato dalla nostra guida su Parigi che era vicino al nostro albergo: dopo aver telefonato al ristorante per prenotare il tavolo (in inglese ovviamente) ci ritroviamo in un ambiente che mi ricorda tantissimo le vecchie trattorie romane, sempre affollatissime, con i camerieri di cinquant'anni con la testa pelata e le tovaglie in carta.


Ci viene immediatamente dato un menù completamente in francese del quale siamo riusciti a capire un 30% e che mi porta a volere un bel menù tradotto. Mi giro verso il nostro cameriere e gli faccio un cenno per attirare l'attenzione ma lui bofonchia qualcosa e se ne va. Dopo un minutino torna e gli chiediamo il menù in una lingua a noi comprensibile, ma lui, mentre dice qualcosa in francese, fa una cosa che noi italiani capiamo benissimo, ovvero il gesto di "ma che palle..." squotendo la mano lungo il fianco (a quanto pare questa ce l'hanno pure loro) e dice qualcosa del tipo "no qui niente inglese, guarda il menù ed indica una cosa a caso che tanto non ci capisci niente". 
Io non faccio in tempo a guardare il menù che il cameriere era già andato a servire altri tavoli.
Una coppia di anziani seduti alla nostra sinistra, impietositi dalla nostra goffaggine, hanno provato a spiegarci in francese cosa avremmo potuto mangiare, ma essendo rimasti molto sul vago sono stati decisamente inutili...nel frattempo torna il cameriere ancora piú agitato che prende le ordinazioni dei vecchietti e si rivolge a noi per i vini...ma visto che avevamo speso tutto il tempo a sentire la vecchietta che mi spiegava che "poisson" era pesce o che "entree" era antipasto (alla quale volevo dire "grazie ar ca...fin qui ci arrivo da solo"), noi del vino non ce ne eravamo minimamente preoccupati.
Il cameriere vedendo che noi continuavamo ad essere piuttosto confusi prende e se ne va di nuovo.
Alla fine io mi decido per un antipasto di paté, Ale delle uova con la mayonese e come portata pricipale lenticchie con le salsicce (lo che non sono francesi ma vi voglio vedere a voi co sto pelatone che ci pressava...).
Mentre noi consumiamo le nostre portate, scopriamo che il cameriere che serviva la coppia alla nostra destra parlava l'inglese.

Ora...io dico....te sei stronzo. No, davvero.... Hai fretta, non capisci/non vuoi capire cosa ti dico, io non so cosa c'é scritto nel menú e faccio fatica ad ordinare... MA PERCHÉ NON CHIAMI IL TUO COLLEGA?!?!?!?!?!??

Purtroppo questo non é stato un caso isolato visto che in tre giorni e mezzo abbiamo sempre faticato a comunicare, ovviamente questo é stato il caso piú palese, ma ho sempre avuto l'impressione di essere visto piú un intruso che un turista.
Quest' anno vorrei tornare per un altro finesettimana, ma cercheró di andare con un francese migliore con la speranza di cambiare idea anche sulla popolazione.
Nonostante questo inconveniente mi sono divertito tantissimo e consiglio a tutti di visitarla, anche solo per vedere il Musee d'Orsay, probabilmente il piú bel museo che io abbia mai visto (si, mi é piaciuto anche di piú del Louvre).

N.B. A Parigi, quando fa freddo, fa MOLTO, MOLTO freddo....per la disperazione io un giorno avevo 3 magliette a maniche corte, una a maniche lunghe, maglione, giacca da neve, sciarpa, guanti e cappello e non riuscivo a stare caldo... quindi se pensate di andare d'inverno copritevi bene! ;)

Come al solito delle 200.000 fotografie scattate ne abbiamo selezionate una 50ina e se vi va dare un'occhiata le trovate QUI.

Thursday, 16 December 2010

Avviso alla popolazione!


Quest'anno non comprerò e non voglio nessun regalo di Natale (fatta eccezione per mia nipote di 3 anni!), ho deciso di donare la stessa cifra che spenderei per i regali a uno o più enti beneficiari. Scusate l'intrusione ma almeno così avviso proprio tutti. :)
Per chiunque avesse intenzione di farmi un regalo non sprecate soldi e tempo, fatevi un autoregalo, fate benificienza o risparmiate e pensatemi. :)
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